Altri video del recital 2012 su youtube!
Sara di Benedetto:
Francesca Menallo:
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Notizia purtoppo tristissima di oggi: si è spento a 74 anni Ray Manzarek, dopo una lunga e logorante battagflia contro il cancro, il tastierista dei Doors ed alter ego di Jim Morrison….a tre giorni di distanza dalla programmazione di uno stupendo documentario su sky arte (tratto dalla serie “Classic Albums) dedicato a “The Doors”, l’album d’esordio dell’omonima band dal quale sono usciti brani come “Break on through to the other side“, “End of the night“,”Alabama song“, “Light my fire” e la magica “The End” (il video linkato è tratto da “Live at the Bowl”, 1968 Hollywood).

Proprio in questo documentario avevo avuto il piacere di ammirare lo stile di Ray Manzarek che riproponeva live alla tastiera alcune tra le più leggendarie canzoni dei Doors mescolate al racconto della loro creazione.
Molti lo hanno definito l’ “anima” dei Doors, il deus ex-machina, per così dire e credo proprio a ragione poiché la band riuscì, dopo svariati falliti tentativi di ricerca, a rinunciare al bassista in quanto lo stile di Manzarek si basava sul suonare la linea di basso con la sinistra attraverso un Rhodes Piano Bass appoggiato al Vox Continental sul quale suonare le lineee melodiche con la destra, regalando così quell’inconfondibile suono psichedelico tipico della band.
Eccovi il mio brano preferito, “Riders on the Storm”:
E qui uno curioso video sulle prime lezioni di pianoforte di Manzarek bambino:
Non importa se siate pianisti professionisti o dilettanti, nemmeno se preferiate un genere più classico piuttosto che un altro, vi sarà impossibile, per crescere come pianisti e musicisti, non avvicinarvi alla loro musica, la vita è troppo breve per perdersi questa esperienza…
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“Play me, I’m yours”, letteralmente “Suonami, sono tuo”, ideata da Luke Jerram, è una serie d’installazioni di pianoforti, per l’esattezza 700, collocati in 35 città in tutto il globo, da New York a Londra, disponibili all’utilizzo di chiunque voglia suonare, eccone un esempio nella metropolitana di St. Pancreas a Londra:
L’idea, dice Jerram, gli è venuta dalla frequentazione delle lavanderie a gettoni dove notò che la gente non comunicava mai pur vedendosi spesso e si rese conto che in una città, ancor più se metropoli, si vengono a creare delle microcomunità dove la gente trascorre ore insieme in silenzio senza mai conoscersi.

Per risolvere il problema ecco allora la presenza di un pianoforte che funge da elemento catalizzatore in grado di cambiare le dinamiche sociali e di spingere le persone al dialogo.
L’iniziativa è partita nel 2008 a Birmingham e San Paulo e quest’anno toccherà città quali Cleveland, Monaco, Boston, per altre info ecco il link: http://www.streetpianos.com/
Attendo speranzosa l’arrivo anche qui in Italia!
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L’anno 2013 ci riserva l’ennesimo anniversario dopo quelli più noti di Verdi e di Wagner (entrambi bicentenari dalla loro nascita).
Mi riferisco a Sergej Prokofiev , morto il 5 marzo di 60 anni fa e autore di ”Pierino il lupo”, per voce recitante ed orchestra, scritta nel 1936 dopo il ritorno del compositore in Unione Sovietica (dopo anni di censura) su commissione del Teatro Centrale dei bambini di Mosca.
“Pierino e il lupo”, portata alla ribalta dal cortometraggio Disney del 1946, è una favola musicale in cui ogni personaggio della fiaba è caratterizzato da uno strumento che ne sottolinea le caratteristiche, gli umori e le azioni, dando così la possibilità ai ragazzi di prendere confidenza con il suono di alcuni tra gli strumenti dell’ orchestra (archi, flauto, oboe, clarinetto, fagotto, corni, legni, timpani).
Molti teatri si sono cimentati nella messa in scena e nell’esecuzione dell’opera attraverso anche la partecipazione di personaggi illustri nel ruolo della voce recitante, Benigni e Dario Fo, solo per citarne due.
La versione non edulcorata e più fuori dagli schemi che potete trovare è quella del 2006, regista Suzie Templeton e realizzata in stop motion:
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Non è una ricerca recentissima ma è scientificamente provato che la musica abbia poteri benefici, ancor più, sembra che funga da droga naturale.
Questo è il risultato della ricerca “Life Soundtracks” condotta da Danile J.Levitin, docente (nonché musicista) all’Università di Montreal, indagando le risposte biologiche del cervello agli stimoli musicali.

Ne risulta che quando ascoltiamo un brano che ci piace si attiva la dopamina, ormone del cervello in grado di agire come stimolante chimico e di offrire sensazioni amplificate di piacere e soddisfazione.
In poche parole si attiva lo stesso meccanismo di ricompensa che si attiva anche quando i giocatori d’azzardo vincono o i tossicodipendenti consumano la loro droga preferita. Al contrario, però, la musica lascia solo effetti positivi senza farci incorrere in tutti gli aspetti distruttivi legate al gioco d’azzardo o alla tossicodipendenza.
“La ricerca mostra che la musica ha effetti precisi sulla fisiologia del corpo, compresi il battito cardiaco, la respirazione, la sudorazione e l’attività mentale” dice Levitin ed aggiunge “La musica è efficace nel moderare i livelli di eccitazione e concentrazione e aiuta a regolare l’umore con la sua azione sulla chimica naturale del cervello”.
Un comprovato motivo in più per suonare uno strumento ed ascoltare musica, a maggior ragione in tempi di crisi!
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Oggi vi segnalo un’ animazione in stile RSA che narra ben 50.000 anni di storia della musica il cui autore spagnolo è Pablo Morales de los Rios.
Una meraviglia assoluta da guardare ed ascoltare!
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A partire da una delle ballate che ha riscosso maggiore successo l’anno scorso, “Someone like you” di Adele, ecco un interessante articolo sul perché determinati brani muovano le nostre emozioni più di altri.

Sembra che oltre alla timbrica particolare di Adele ricca di colori e sfumature, vi siano ragioni di grammatica musicale, come l’uso di appoggiature cioè note anticipate, in questo caso discendenti, che si appoggiano sulla nota principale di una frase musicale.
Certe note vengono poi ripetute seguendo un andamento altalenante e creando così momenti di tensione e di distensione.
Non parliamo poi dello slancio in acuto del ritornello che risulta essere il picco massimo emotivo poiché proviene da una strofa di carattere intimo.
Anche il testo, parole tratte dal colloquiale, come una sorta di confessione-dialogo, gioca ovviamente un ruolo importante.
Lo studio più approfondito in merito lo ha condotto lo psicologo John Sloboda, ben 20 anni fa.
http://pom.sagepub.com/content/19/2/110.abstract
Mentre di esempi in musica classica ce ne sono a migliaia, nell’articolo del Wall Street Journal ne vengono citati due:
Un altro articolo sul genere da leggere è questo, relativo all’emozione che traiamo in generale dalla musica:
http://news.discovery.com/human/psychology/music-dopamine-happiness-brain-110110.htm
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