So che oggi mi dilungherò un po’ma non è stato davvero facile cogliere gli aspetti essenziali della storia di questo amato strumento. Spero di esserci riuscita discretamente.

Il pianoforte è della famiglia dei cordofoni ed è a corde percosse. Le sue origini sono da ricercarsi in due strumenti antichi quali il monocordo ed il salterio (dal quale deriva il dulcimer).

PITAGORA_MONOCORDO

Il monocordo, inventato da Pitagora in Grecia nel VI a.c., aveva una sola corda tesa tra due ponticelli sopra una cassa di risonanza e avente un terzo ponticello mobile per ottenere vari suoni da altezza diversa.

Salterio o Cítara

Il salterio fu invece ideato nel 300 a.c. e si trattava essenzialmente di uno strumento a più corde suonate attraverso delle bacchette di legno. Il più diffuso e noto è il salterio a percussione (chiamato cymbalom in Ungheria, tympanon, santouri in Grecia o hackbett in Germania) dove le corde sono percosse da martelletti ricoperti di stoppa o cuoio all’estremità.

fortepiano

Il pianoforte ha il suo immediato predecessore nel “fortepiano”, la cui invenzione si deve al padovano Bartolomeo Cristofori (1655-1731), costruttore di clavicembali che nel 1709 lavorava presso la corte fiorentina come “conservatore degli strumenti musicali”.

BartolomeoCristofori

Molti studiosi rinvengono le origini del fortepiano non tanto nel clavicembalo o clavicordo, come frequentemente si usa sentir dire, quanto in un dulcimer che era munito di tasti e di cui lo stesso Cristofori ne aveva ideato un prototipo chiamato “arpicembalo” tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento.

arpicwebalo_bartolomeo-cristofori

All’ epoca della sua invenzione, intorno al 1722, era esattamente definito come “gravicembalo col piano e col forte” e vantava un’estensione di 4 ottave (la metà di oggi), più di tutti gli strumenti conosciuti all’epoca. Già nel 1717 C. G. Schroeter aveva presentato alla corte di Sassonia un clavicembalo a martelli prendendo l’idea non tanto dal Cristofori quanto dal “Pantaleon”, strumento di moda nel Settecento, che prende il nome dal suo costruttore Pantaleon Hebenstreit, e che si presentava come una enorme cetra con oltre 200 corde suonate con delle mazzuole simili a martelletti.

Nel cenacolo culturale del Duca fiorentino si era discusso a lungo sull’opportunità di dare all’ arpicordo la possibilità di graduare il suono e fu proprio il Cristofori a riuscire ad inventare una meccanica in grado di farlo, sostituendo i salterelli del cembalo con dei martelletti e trovando il modo di farli scappare dalle corde, dopo averle percosse, abbastanza velocemente da non bloccarne la vibrazione e più rapidamente pronti ad un’ulteriore pressione.

I cembali a martelli di Cristofori avevano un’estensione di quattro ottave, quattro ottave e mezzo, due corde per ogni coro e avevano il registro dell’una corda, ma privi del meccanismo per alzare tutti gli smorzi assieme (in pratica, non avevano alcun tipo di pedale di risonanza).

mecc_cristofori

Il corpo sonoro, d’altronde, era lo stesso del cembalo e dell’arpicordo, perciò il suono prodotto risultato essere molto simile al suo. Va poi detto che per i primi tempi il pianoforte fu considerato solo un tipo particolare di cembalo, non tanto diverso, dunque, da quelli trasversali come la spinetta, il pianoforte da tavolo e il clavicordo.

A fare la differenza, ottenendone uno strumento regolabile nell’intensità, fu l’invenzione dello scappamento in cui il martelletto viene liberato dal suo sostegno prima di percuotere la corda così da poter vibrare in libertà finchè il tasto veniva tenuto premuto. Nonostante l’ancora arcaica meccanica del Cristofori, la struttura della sua invenzione prevedeva tre leve (tasto, cavalletto e martello) rendendola piuttosto simile ad un pianoforte a code dei nostri giorni.

Tale meccanismo fu reso noto grazie all’articolo del veronese Scipione Maffei pubblicato sul “Giornale dei Letterati” di Venezia nel 1711 e nel 1719, ed in seguito tradotto sulla rivista tedesca “Critica Musica” nel 1725.

Ebbe immediata diffusione grazie anche agli allievi del Cristofori, fra i quali spicca Giovanni Ferrini che ne costruì una esatta copia da donare alla regina Barbara di Breganza di Spagna, mecenate di Domenico Scarlatti (1685-1757).

ferrini_pianoforte

Probabilmente fu la descrizione nell’articolo del Maffei a dare il via alla costruzione dei primi pianoforti tedeschi ad opera di Gottfried Silbermann (1683-1753) e dei suoi allievi Friederici e Zumpe.

mecc-silbermann

Intorno al 1726 Silbermann ebbe fra i suoi estimatori e clienti Federico II di Prussia i cui pianoforti furono suonati in un paio di occasioni da Johann Sebastian Bach che si espresse con parere negativo nei confronti della nuova meccanica trovandola difettosa, salvo poi cambiare idea nel 1747 (questo strumento si trova ancora nel Palazzo di San-Souci a Postdam).

schloss_sanssouci_musikzimmer

In effetti la nuova meccanica era ancora in fase embrionale e non potè dirsi compiuta che nel periodo 1773-1788 grazie al “visionario” John Broadwood.

Nel frattempo, già dal 1732 cominciò ad essere scritta musica per pianoforte, ne è un esempio Ludovico Giustini con le sue “12 Sonate op.1 da cimbalo di piano e forte detto volgarmente di martelletti”. Ad uso domestico, essendo I primi pianoforti più grandi ed ingombranti rispetto ai clavicembali.

Tornando invece all’ ambiente austro-ungarico, a causa della guerra dei sette anni (1756-1763), molti dei costruttori migrarono nella Germania meridionale e in Inghilterra, tra questi vi fu Johann Andreas Stein (1728-1792) che stabilì la sua fabbrica ad Augusta. Intorno al 1751 i suoi pianoforti erano dotati di una meccanica opposta a quella del Cristofori, detta Prellmechanik (a rimbalzo) o meccanica viennese, dove lo scappamento privato della seconda leva e dello spingitore e collegando il martello direttamente al tasto.

Wolfgang-amadeus-mozart_1

Lo stesso Mozart, di strada ad Augusta sulla via di Parigi, espresse grande entusiasmo per il nuovo strumento e per la meccanica a scappamento mentre Czerny, riferendosi ad un commento di Beethoven, racconterà di come Mozart era abituato a suonare alla “vecchia maniera” cioè tutto staccato proprio a causa della mancanza del suddetto meccanismo di scappamento nella consuetudine, subito dopo la percussione, di allontanare rapidamente il dito dal tasto per aiutare il martelletto al ritorno in sede.

Verso fine Settecento, lo stesso Stein si trasferì a Vienna. Sui suoi pianoforti suonarono Mozart, Beethoven, Haydn, Clementi, Cramer e Dussek e fu da quel momento che il pianoforte viennese, dalla tastiera leggera ed il suono brillante e cristallino, cominciò a contrapporsi a quello francese e inglese più robusto e con un suono più scuro e pieno.

Come già accennato, nel 1761 John Broadwood (nella bottega a Londra del cembalaro Schudi), allievo di Silbermann, così come Johannes Zumpe (1726-1791), perfezionò ulteriormente il meccanismo aggiungendo i pedali e introducendo un ponte separato per le corde gravi. A lui, inoltre si deve il “Venezian swell” (crescendo veneziano), l’invenzione di una copertura della cassa armonica ad apertura e chiusura graduale che consentiva di creare un effetto di crescendo e diminuendo.

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Nello stesso periodo sono datati altri tentativi di costruire pianoforti più maneggevoli, economici e pratici come il pianoforte verticale detto “piramidale” (1739) di Domenico Del Mela e il pianoforte “a tavolo” (1758) di Christian Ernst Friederici poi perfezionato da Zumpe. Fu proprio su uno di questi modelli che nel 1768 si esibì Johan Christian Bach, figlio minore di Johann Sebastian. Grazie a queste innovazioni ed alla più favorevole congiuntura economica, a Londra a fine Settecento esistevano quasi 500 ditte costruttrici di pianoforti.

Nel 1781 Broadwood cominciò anche a costruire pianoforti a coda, strumenti non solo di dimensioni più grandi ma dalla meccanica più pesante e di conseguenza più fragile a causa dell’ enorme pressione esercitata sulle corde. Fu allora assolutamente necessaria l’introduzione degli elementi metallici. Anche l’alsaziano Sébastien Érard (1751-1831), cembalaro favorito della regina Maria Antonietta, sfuggito alla Rivoluzione francese, si stabilì a Londra nel 1792, aprì un proprio laboratorio perfezionando un proprio progetto di pianoforte a coda sul modello di quello britannico di Zumpe e, studiando i modelli di Broadwood, inventò il doppio scappamento.

mecc-erard

A contrapporsi alla casa Érard, nacque nel 1807 il laboratorio dell’austriaco Ignaz Pleyel (1757-1831). Nella prima metà dell’Ottocento si delinearono così due fazioni di musicisti: quelli che preferivano il suono robusto e brillante dei pianoforti di Érard (Liszt, Thalberg, Dussek, Beethoven, Fauré) e gli estimatori del più intimo ed immediato Pleyel (Mocheles, Chopin, Debussy, Ravel, Grieg, De Falla, Franck) che mantenne la meccanica inglese.

Altre innovazioni si successero nel XIX secolo.

Nel 1825, Alpheus Babcock (1785-1842) brevettò il primo pancone metallico in ferro fuso applicato ad un pianoforte orizzontale per ottenerne un volume più forte.

Del 1826, invece, l’idea di Henry Pape (1789-1875) d’inserire del feltro tra il legno dei martelletti e la loro coperura in pelle e la sovracordatura poi brevettata da Stenway nel 1859.

Nel 1843 l’americano Jonas Chickering (1798-1853), invece, ideò l’intero perimetro in metallo per un piano a coda a Boston.

Siamo ormai in pieno Ottocento e le nuove industrie statunitense e tedesca spadroneggiano acquisendo tutti i maggiori brevetti. È questo il periodo delle più celebri e grandi fabbriche di pianoforti: Baldwin, Chickering, Stenway & Sons negli Stati Uniti, Ibach, Steinweg, Bosendorfer, Blüthner e Bechstein in Germania.

In Italia l’ultimo grande produttore fu Cesare Augusto Tallone (1895-1982), accordatore ufficiale presso il Vittoriale di D’Annunzio e consulente ufficiale della Yamaha in Giappone, sui pianoforti suonarono Michelangeli, Cortot, Fischer e Toscanini.

Alle soglie del XX secolo molti compositori, grazie alle nuove possibilità date dallo strumento, sperimentarono numerosi e diversi modi di utilizzarlo tra i quali quello proposto da Erik Satie per La Piège de la Méduse del 1914 in cui indicava d’inserire pezzi di carta tra le corde per realizzare un suono originale. Lo stesso si dica per John Cage che sperimentò di legare vari tipi di oggetti alle corde (da carta a bottiglie o chiodi).

In pieno secolo fu il brevettato telaio in ghisa e l’incordatura incrociata a consolidare la produzione e la fama della ditta Stenway & Sons che divenne la maggiore produttrice mondiale di pianoforti.

A breve, nella sezione “materiali” troverete moltissimi altri aspetti dedicati alla tecnica, alla storia ed alla manutenzione del pianoforte.

A presto!

Il pianoforte di Napoli torna nuovamente a suonare.

Lo strumento “condiviso” che era stato collocato presso la stazione centrale è stato riparato dopo il gesto vandalico da poco subito.

Torna così felicemente ad allietare i suoi fequentatori e a simboleggiare l’amore che la città partenopea ha da sempre dimostrato per la musica.

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Al via dal 21 novembre al 21 dicembre il nuovo tour di Prince che ha come protagonista d’eccezione il pianoforte. Dopo un’assenza di circa due anni, il folletto di Minneapolis decide d’intraprendere il tour salendo sul palco in compagnia soltanto di un pianoforte.

Il poliedrico artista annuncia che la scaletta del “Piano & A Microphone Tour” sarà pensata in funzione della vocalità e dello strumento e, attraverso un’intimistica amplificazione, sulle canzoni che furono originariamente nate al piano o alle tastiere.

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Al via da ieri, i mercoledì del pianoforte al teatro Verdi di Pordenone, partner Fazioli, cinque serate dedicate a questo strumento. “I concerti delle 18” è un ciclo di lezioni-concerto aperto a tutti e ad ingresso libero presentato con il curioso sottotitolo “Il pianoforte che non ti immagini: divertimenti musicali per 88 tasti e non solo”. Il ciclo che vedrà sul palco artisti e docenti d’ogni età ha come obiettivo di avvicinare al pianoforte il pubblico più giovane meno abituato all’ascolto della musica.

Per informazioni: 0434 247624, www.comunalegiuseppeverdi.it, facebook, twitter: @teatroverdipn.

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Appuntamento oggi giovedì 12 novembre alle 21 nella sala Bossi del Conservatorio G.B.Martini di Bologna con il pianista jazz Marco Di Marco in un concerto di solidarietà a favore di BolognAIL per la lotta contro le leucemie-linfomi e mieloma. L’artista insignito del prestigioso titolo di “Steinway-Artist” celebra attraverso la musica 45 anni di carriera e di successi mondiali nella sua città d’origine e lo fa nella maniera più nobile facendosi da sponsor ad una raccolta fondi per una causa di solidarietà. Tanto di cappello..

Per info: BolognAIL- Tel. 051397483, email info@ailbologna.it

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trick_or_treat

Giusto per non lasciarci sfuggire la festa tanto amata dai piccini (ma anche dai grandi oramai) eccovi un elenchino di brani che potete tranquillamente inserire nella playlist del vostro Halloween party:

1. John Williams, Hedwig’s theme (da Harry Potter e la pietra filosofale)

2. Five little pumpkins super simple songs (canale di youtube dedicato a canzoni per bambini in inglese), con graziosi passaggi di pianoforte

3. Danny Elfman, Bettlejuice theme song

4. Danny Elfman, This is Halloween, sempre tratta da The Night before Christmas (regia di Burton)

4. Michael Myers, Halloween’s theme del 1978 (regia di Carpenter)

https://youtu.be/iP-jYiuDD9g

5. The Cure, A forest con il suo splendido e ipnotico giro di basso elettrico

https://youtu.be/xik-y0xlpZ0

6. Michael Jackson, Thriller il cui cortometraggio si avvale della profondità sonora del narrante Vincent Price

https://youtu.be/sOnqjkJTMaA

7. Danny Elfman, Victor’s piano tratta da The Night before Christmas (regia di Burton), in uno dei momenti più toccanti del film

https://youtu.be/NM9NMe1NvH0

9. del gruppo Goblin  il tema horrorifico di Profondo Rosso (regia di Argento), uno dei più celebri brani rock progressive italiani ideato dalla band di Claudio Simonetti

https://youtu.be/H9QfPpBF9nI

10. Bernard Herrmann, il leit-motiv di Psycho (regia di Hitchcock), perfetta rappresentazione sonora di Norman Bates, l’inquietante protagonista

https://youtu.be/VYPu4zWLWzs

11. Hector Berlioz, V movimento (finale) della Symphonie Phantastique dove il sabba e la stregoneria sono beffardamente di casa

https://youtu.be/H0CI8B1I6_U

12. Modest Mussorgsky, dal poema sinfonico Una notte sul Monte Calvo, versione orchestrale e pianistica

https://youtu.be/tu1no7hOlSs

https://youtu.be/RZC-Rm2L8uc

13. J.S. Bach, Toccata e fuga in re minore, monumentale opera organistica barocca

https://youtu.be/_FXoyr_FyFw

14. Arnold Schoenberg: Erwartung op.17, allucinato monologo interiore del teatro espressionista viennese

https://youtu.be/ni6ZDZZSqH4

15. Franz Liszt, Totentanz per pianoforte e orchestra, così come per il suddetto Berlioz, ispirato al Dies Irae

https://youtu.be/dOLMFruHX-Q

Non esagerate coi dolcetti!!!!!

Funny videopiano!

Oddio il faccione! Iniziamo bene la settimana, eh!

Oggi niente seri e professionali articoli ma vi propongo solo alcuni video divertenti che hanno per protagonista il pianoforte.

Anche il lunedì vuole la sua dose di felicità:

Buona settimana da una pianista un po’ burlona!

Che l’ispirazione sia qualcosa d’interiore, libera da qualsiasi influenza e stimolo esterni, lo si sa per certo. E’ senza dubbio innegabile però che possa essere agevolata da un ambiente suggestivo. Ecco perchè viaggiare è indispensabile per tutti, artisti e non. Da grande consumatrice di Geo, il magazine mensile di viaggi (“uno sguardo diverso sul mondo”, come recita il titolo), non poteva sfuggirmi l’articolo su Stonehenge: pare che da una recente ricerca inglese alcune delle pietre che lo compongono, le cosìddette Pietre Blu, possano risuonare come campane se percosse da un martelletto, diffondendo nell’ambiente circostante una particolare energia vitale (Qi).

stonehenge

Chissà quanti compositori hanno mille volte sognato di piazzarsi lì sull’erba a pochi metri dal complesso neolitico con tanto di postazione elettronica, tastiere, pc e amplificatori…chissà cosa ne verrebbe fuori in termini di composizione ispirata…

Sta di fatto che, nel mio piccolo, le migliori composizioni sono giunte a me seduta su una scrivania in una fumosa e disordinata mansarda che di magico e poetico poco e niente aveva.

Ed è Nils Frahm che mi viene in mente oggi.

Stavolta non starò qui ad elencare (poiché ci sono i vari wikipedia e ondarock, se vi va di approfondire) la biografia o le opere di questo artista berlinese davvero singolare che fonde minimalismo ed elettronica in maniera così equilibrata e delicata con atteggiamento umile ed appassionato come pochi ormai.

Nils Frahm con la sua “Over there, it’s raining” è stata una gradevolissima sorpresa nel quotidiano di una giornata qualunque mentre ascoltavo BBC6, stanca non poco della trita e ritrita playlist di Radio2. Mooolto ispirante, inutile dire.

Ma a voler cercare altri suoi brani c’è solo che l’imbarazzo della scelta. Io ve ne propongo oggi due in particolare.

Il primo è un live tenutosi a Parigi:

L’altro è esattamente il brano sentito alla BBC6, “Over there, it’s raining”

Se possa essere ritenuto il nuovo Philipp Glass è opinabile, credo però che ascoltarlo ne valga davvero la pena.

Ben ritrovati nel mio blog!

Finalmente, dopo aver iniziato una prima fase alquanto impegnativa come neo-mamma, trovo il tempo per scrivere un brevissimo articolo.

Oggi vi propongo semplicemente 5 ascolti.

Sono brani che appartengono alla musica contemporanea per pianoforte e facenti parte di colonne sonore.

Io mi sono proposta di suonarli seriamente e spero siano di spunto anche ai miei allievi.

Philipp Glass, Metamorphosis (dal film “The Hours”):

Arvo Pärt, Fur Alina (dal film “The Banishment”):

Joe Hisaishi, Summer’s day (dal film “Spirited away”- La città incantata):

Wim Mertens, Struggle for pleasure (dal film “The belly of an architecte”):

Yann Tiersen, Mother’s journey (dal film “Good bye Lenin!”):

Musica per neonati

Finalmente sono tornata ad occuparmi del mio blog!

Aspettando Miriam, la mia bimba ora di appena tre mesi, non ho mai smesso d’insegnare, né di suonare o di ascoltare musica.

Come tante neo-mamme la parte talvolta più difficile della giornata è riuscire ad addormentare la bimba. Così mi sono aggirata fra le varie playlist che youtube propone. Non aspettatevi miracoli perché ogni bimbo è diverso ed ha, com’è giusto che sia, la sua sensibilità musicale. Miriam a volte si addormenta con i Cocteau Twins, con uno dei tanti album di Bonnie Prince Billy, altre volte, invece, con i concerti brandeburghesi di Bach (che qualche notte fa skyarte ha trasmesso) oppure l’album per la gioventù di Schumann….

Per la classica ho trovato questa proposta, ve la consiglio, anche se sperimentare è il miglior metodo che conosca.

http://www.youtube.com/watch?v=LyWcae6Tj28