Archive for the ‘Ascolti’ Category

Che l’ispirazione sia qualcosa d’interiore, libera da qualsiasi influenza e stimolo esterni, lo si sa per certo. E’ senza dubbio innegabile però che possa essere agevolata da un ambiente suggestivo. Ecco perchè viaggiare è indispensabile per tutti, artisti e non. Da grande consumatrice di Geo, il magazine mensile di viaggi (“uno sguardo diverso sul mondo”, come recita il titolo), non poteva sfuggirmi l’articolo su Stonehenge: pare che da una recente ricerca inglese alcune delle pietre che lo compongono, le cosìddette Pietre Blu, possano risuonare come campane se percosse da un martelletto, diffondendo nell’ambiente circostante una particolare energia vitale (Qi).

stonehenge

Chissà quanti compositori hanno mille volte sognato di piazzarsi lì sull’erba a pochi metri dal complesso neolitico con tanto di postazione elettronica, tastiere, pc e amplificatori…chissà cosa ne verrebbe fuori in termini di composizione ispirata…

Sta di fatto che, nel mio piccolo, le migliori composizioni sono giunte a me seduta su una scrivania in una fumosa e disordinata mansarda che di magico e poetico poco e niente aveva.

Ed è Nils Frahm che mi viene in mente oggi.

Stavolta non starò qui ad elencare (poiché ci sono i vari wikipedia e ondarock, se vi va di approfondire) la biografia o le opere di questo artista berlinese davvero singolare che fonde minimalismo ed elettronica in maniera così equilibrata e delicata con atteggiamento umile ed appassionato come pochi ormai.

Nils Frahm con la sua “Over there, it’s raining” è stata una gradevolissima sorpresa nel quotidiano di una giornata qualunque mentre ascoltavo BBC6, stanca non poco della trita e ritrita playlist di Radio2. Mooolto ispirante, inutile dire.

Ma a voler cercare altri suoi brani c’è solo che l’imbarazzo della scelta. Io ve ne propongo oggi due in particolare.

Il primo è un live tenutosi a Parigi:

L’altro è esattamente il brano sentito alla BBC6, “Over there, it’s raining”

Se possa essere ritenuto il nuovo Philipp Glass è opinabile, credo però che ascoltarlo ne valga davvero la pena.

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Finalmente sono tornata ad occuparmi del mio blog!

Aspettando Miriam, la mia bimba ora di appena tre mesi, non ho mai smesso d’insegnare, né di suonare o di ascoltare musica.

Come tante neo-mamme la parte talvolta più difficile della giornata è riuscire ad addormentare la bimba. Così mi sono aggirata fra le varie playlist che youtube propone. Non aspettatevi miracoli perché ogni bimbo è diverso ed ha, com’è giusto che sia, la sua sensibilità musicale. Miriam a volte si addormenta con i Cocteau Twins, con uno dei tanti album di Bonnie Prince Billy, altre volte, invece, con i concerti brandeburghesi di Bach (che qualche notte fa skyarte ha trasmesso) oppure l’album per la gioventù di Schumann….

Per la classica ho trovato questa proposta, ve la consiglio, anche se sperimentare è il miglior metodo che conosca.

http://www.youtube.com/watch?v=LyWcae6Tj28

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Notizia purtoppo tristissima di oggi: si è spento a 74 anni Ray Manzarek, dopo una lunga e logorante battagflia contro il cancro, il tastierista dei Doors ed alter ego di Jim Morrison….a tre giorni di distanza dalla programmazione di uno stupendo documentario su sky arte (tratto dalla serie “Classic Albums) dedicato a “The Doors”, l’album d’esordio dell’omonima band dal quale sono usciti brani come “Break on through to the other side“, “End of the night“,”Alabama song“, “Light my fire” e la magica “The End” (il video linkato è tratto da “Live at the Bowl”, 1968 Hollywood).

ray-manzarek

Proprio in questo documentario avevo avuto il piacere di ammirare lo stile di Ray Manzarek che riproponeva live alla tastiera alcune tra le più leggendarie canzoni dei Doors mescolate al racconto della loro creazione.

Molti lo hanno definito l’ “anima” dei Doors, il deus ex-machina, per così dire e credo proprio a ragione poiché la band riuscì, dopo svariati falliti tentativi di ricerca,  a rinunciare al bassista in quanto lo stile di Manzarek si basava sul suonare la linea di basso con la sinistra attraverso un Rhodes Piano Bass appoggiato al Vox Continental sul quale suonare le lineee melodiche con la destra, regalando così quell’inconfondibile suono psichedelico tipico della band.

Eccovi il mio brano preferito, “Riders on the Storm”:

E qui uno curioso video sulle prime lezioni di pianoforte di Manzarek bambino:

Non importa se siate pianisti professionisti o dilettanti, nemmeno se preferiate un genere più classico piuttosto che un altro, vi sarà impossibile, per crescere come pianisti e musicisti, non avvicinarvi alla loro musica, la vita è troppo breve per perdersi questa esperienza…

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“Play me, I’m yours”, letteralmente “Suonami, sono tuo”, ideata da Luke Jerram, è una serie d’installazioni di pianoforti, per l’esattezza 700, collocati in 35 città in tutto il globo, da New York a Londra, disponibili all’utilizzo di chiunque voglia suonare, eccone un esempio nella metropolitana di St. Pancreas a Londra:

L’idea, dice Jerram, gli è venuta dalla frequentazione delle lavanderie a gettoni dove notò che la gente non comunicava mai pur vedendosi spesso e si rese conto che in una città, ancor più se metropoli, si vengono a creare delle microcomunità dove la gente trascorre ore insieme in silenzio senza mai conoscersi.

Per risolvere il problema ecco allora la presenza di un pianoforte che funge da elemento catalizzatore in grado di cambiare le dinamiche sociali e di spingere le persone al dialogo.

L’iniziativa è partita nel 2008 a Birmingham e San Paulo e quest’anno toccherà città quali Cleveland, Monaco, Boston, per altre info ecco il link: http://www.streetpianos.com/

Attendo speranzosa l’arrivo anche qui in Italia!

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L’anno 2013 ci riserva l’ennesimo anniversario dopo quelli più noti  di Verdi e di Wagner (entrambi bicentenari dalla loro nascita).

Mi riferisco a Sergej Prokofiev , morto il 5 marzo di 60 anni fa e autore di “Pierino il lupo”, per voce recitante ed orchestra, scritta nel 1936 dopo il ritorno del compositore in Unione Sovietica (dopo anni di censura) su commissione del Teatro Centrale dei bambini di Mosca.

“Pierino e il lupo”, portata alla ribalta dal cortometraggio Disney del 1946, è una favola musicale in cui ogni personaggio della fiaba è caratterizzato da uno strumento che ne sottolinea le caratteristiche, gli umori e le azioni, dando così la possibilità ai ragazzi di prendere confidenza con il suono di alcuni tra gli strumenti dell’ orchestra (archi, flauto, oboe, clarinetto, fagotto, corni, legni, timpani).

Molti teatri si sono cimentati nella messa in scena e nell’esecuzione dell’opera attraverso anche la partecipazione di personaggi illustri nel ruolo della voce recitante, Benigni e Dario Fo, solo per citarne due.

La versione non edulcorata e più fuori dagli schemi che potete trovare è quella del 2006, regista Suzie Templeton e realizzata in stop motion:

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Oggi vi segnalo un’ animazione in stile RSA che narra ben 50.000 anni di storia della musica il cui autore spagnolo è Pablo Morales de los Rios.

Una meraviglia assoluta da guardare ed ascoltare!

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A partire da una delle ballate che ha riscosso maggiore successo l’anno scorso, “Someone like you” di Adele, ecco un interessante articolo sul perché determinati brani muovano le nostre emozioni più di altri.

Sembra che oltre alla timbrica particolare di Adele ricca di colori e sfumature, vi siano ragioni di grammatica musicale, come l’uso di appoggiature cioè note anticipate, in questo caso discendenti, che si appoggiano sulla nota principale di una frase musicale.

Certe note vengono poi ripetute seguendo un andamento altalenante e creando così momenti di tensione e di distensione.

Non parliamo poi dello slancio in acuto del ritornello che risulta essere il picco massimo emotivo poiché proviene da una strofa di carattere intimo.

Anche il testo, parole tratte dal colloquiale, come una sorta di confessione-dialogo, gioca ovviamente un ruolo importante.

Lo studio più approfondito in merito lo ha condotto lo psicologo John Sloboda, ben 20 anni fa.

http://pom.sagepub.com/content/19/2/110.abstract

Mentre di esempi in musica classica ce ne sono a migliaia, nell’articolo del Wall Street Journal ne vengono citati due:

Il TRIO N. 2 DI MENDELSSOHN

L’ADAGIO PER ARCHI DI BARBER

Un altro articolo sul genere da leggere è questo, relativo all’emozione che traiamo in generale dalla musica:

http://news.discovery.com/human/psychology/music-dopamine-happiness-brain-110110.htm

 

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Interessantissimo libro quello che oggi vi segnalo in quanto è uno dei pochi a tentare di avvicinare, incuriosendoli, anche i neofiti alla musica: di Daniela MagaraggiaDentro la Musica

dentro la musica_magaraggia

Come dice la stessa introduzione, è un testo che ci introduce alla musica in modo consapevole attraverso l’analisi guidata delle forme, degli elementi, dei ritmi e degli stili musicali, dell’armonia, della melodia, dei timbri….il tutto corredato da un’appendice con glossario e questionari di comprensione.

Particolarità che apprezzo tantissimo  sono i consigli di ascolto che via via si trovano tra i capitoli e la possibilità, con registrazione gratuita, di accedere ai contenuti multimediali della Curci.

Libro da non perdere, anche quando si sa già molto della musica perchè in realtà si ha sempre da imparare…

Colgo l’occasione per ricordarvi,a proposito di Ludovico Einaudi e del suo concept album “In a time lapse, che domani mercoledì 13 febbraio, su Repubblica.it si avrà la possibilità di assistere in diretta streaming al suo concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, intanto ecco l’intervista al maestro del giornalista Gino Castaldo:

http://video.repubblica.it/eventi-einaudi/il-viaggio-nel-tempo-di-einaudi/118647/117113

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Isaac Albeniz (1860-1909 è un autore certamente poco conosciuto a chi non ascolta musica classica per pianoforte ma che sorprende per la sua raffinatezza.

Tratto dalla suite España, op. 165 (della quale trovate lo spartito qui), ecco la mia interpretazione del Tango in re:

Mi ha divertito molto leggere di alcuni aspetti della sua personalità che non conoscevo: ribelle e insofferente alle regole, grande adulatore di donne, grande concertista ma conosciuto anche per il suo carattere generoso e bonario nonchè giocherellone (celebri le sue gags in pubblico quali suonare girato di schiena o con le mani coperte da un lenzuolo!)

albeniz

Come Manuel De Falla e Enrique Granados ebbe il merito di aver affermato la musica spagnola slegandola da ogni influenza straniera esaltandone il carattere folkloristico ricco di vitalità ritmica e lirismo.

Allievo e ammiratore di Franz Liszt, dopo varie peripezie  e concerti in America,  si stabilì con la moglie e i figli a Parigi dove entrò nella cerchia di altri celebri composiori quali Debussy, Fauré e Dukas e divenne famoso come pianista, insegnante e compositore.

Esercitò la sua influenzà su Debussy, Faurè, Ravel, Messiaen, Poulenc ed il drammaturgo e poeta spagnolo Federico Garcìa Lorca ne scrisse l’epitaffio sulla tomba dove Albeniz è sepolto a Barcellona:

Questa pietra che vediamo eretta
sopra erbe di morte e fango oscuro
vigila lira d’ombra, sole maturo,
urna di canto sola e rovesciata.
Dal sale di Cadice a Granada
che erige in acqua il suo muro perpetuo,
su cavallo andaluso d’accento duro
la tua ombra geme nella luce dorata.
O dolce morte della piccola mano!
O musica e bontà intrecciate!
O pupilla di falco, cuor sano!
Dorme cielo infinito, neve tesa.
Sogna inverno di luce, grigia estate.
Dormi nell’oblio della tua vecchia vita!
[HO PAURA DI PERDERE LA MERAVIGLIA]
Ho paura di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e l’accento
che di notte mi mette sulla guancia
la rosa solitaria del tuo alito.
Mi addolora star su questa riva
tronco senza rami; ma ciò che piú m’addolora
è non aver fiore, polpa o terra,
per il verme della mia sofferenza.
Se tu sei il mio tesoro occulto,
se sei la mia croce e il mio dolor bagnato,
se sono il cane del tuo dominio,
non lasciarmi perdere ciò che ho guadagnato
e inghirlanda le acque del tuo fiume
con foglie del mio autunno perduto.

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Abbiamo già parlato di “Life in a day” come pellicola nata dal contributo collettivo di filmati, opera di gente comune e sorta di social film experiment. Oggi però vorrei spostarmi nel settore che mi appartiene maggiormente rispetto alla cinematografia.

Recentemente gli islandesi Sigur Ros, uno dei gruppi che più apprezzo degli ultimi 5 anni, hanno realizzato il loro ultimo disco intitolato “Valtari” invitando il pubblico, i fans e alcuni video maker famosi per la realizzazione di un cortometraggio liberamente ispirato alle traccie di questo che è il loro sesto album, uscito a maggio del 2012.

Risultato originalvaltari_sigur_rose è stata la creazione del “Valtari Mistery Film Experiment“, sorta di nuovo festival diffuso in tutti i continenti e le cui proiezioni sono state proposte dal 7 al 9 dicembre 2012 non solo nei cinema di varie nazioni ma in location messe a disposizione dagli stessi utenti (tra i quali bar, case e negozi).

Se volete qualche assaggio video, vimeo come sempre può accontentarvi, a dimostrazione di come la creatività risieda in ognuno di noi e di come la buona musica sia infinita fonte di buona e saggia ispirazione immaginifica:

http://vimeo.com/valtarifilmexperiment

Questo filone di creatività collettiva s’inserisce, a mio avviso e a pieno, in quello puramente musicale che in ondarock viene meravigliosamente descritto attraverso la playlist di molte bands in uno speciale di approfondimento di qualche mese fa scritto da Marco Sgrignoli e dal titolo “Nuova coralità” dove si  accenna a vari gruppi (Sigur Ros, Arcade Fire, Noah and the Whale, Sufjan Stevens) dei quali m’interesso negli ultimi anni, al di là della musica classica, e che non disdegno di consigliare anche ai miei allievi, poiché in molti dei loro brani il pianoforte non viene per nulla snobbato. Denominatore comune sono le atmosfere spesso sognanti, vicine al folk, a tratti intimiste, a tratti di carattere cameristico con uso abbondante di molti strumenti e formati da più di 5 musicisti, efficaci al massimo in contesti live quasi a calarci in un clima da parata, ricordandoci certe feste tradizionali di paese dove tutti conservano gelosamente la memoria del proprio passato e sono pronti a far fronte comune per un ideale condiviso.

Penso oggi di avervi dato più di qualche spunto di ascolto….youtube e vimeo pronti e a a voi solo l’imbarazzo della scelta!

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Havasi Balász, giovane promessa pianistica di origine ungherese che dopo aver dedicato una vita intera allo studio del pianoforte ha iniziato a comporre musica propria seguendo il suo personalissimo stile (indubbiamente influenzato da melodie e ritmi tipicamente balcanici) ed il suo grande successo quale pianista più veloce al mondo (esattamente 498 tasti al minuto!), anche se il suo talento musicale è indubbio, al di là della mera velocità ginnica delle sue dita.

Nel 2007 è avvenuto il vero esordio, grazie anche alla fondazione del suo trio “The Unbending Trees” (Gli Alberi Inflessibili). Oltre che in Ungheria, il trio ha avuto successo principalmente nel Regno Unito. Eccone un video:

http://youtu.be/Kk5itF5YHvw

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E’ il titolo di un cortometraggio la cui produzione esecutiva è stata affidata a Ridley Scott con la regia di Kevin Macdonald, ma le cui scene sono il frutto di un  esperimento cinematografico globale nato da un annuncio su youtube che invitava gli utenti a filmare una “giornata tipo”della loro esistenza, esattamente il 24 luglio del 2011. Il risultato è stato quello di selezionare ben 4.500 ore di filmati provenienti da ben 80.000 iscritti di 140 paesi. Il video è disponibile gratuitamente su youtube:

http://www.youtube.com/lifeinaday

Inutile dire che è il primo Social Movie in assoluto (nel senso non solo di tema sociale ma anche di partecipazione collettiva) e che per l’efficace realizzazione ha vinto premi al Sundance Film Festival e al Silverdocs Documentary Festival (oltre alla proiezione nel corso del Festival internazionale del cinema di Berlino nel 2011).

Senza dubbio si tratta di un documentario che fin dalle prime scene incuriosisce, spiazza, emoziona, a tratti inorridisce ma tutto questo non sarebbe stato lo stesso senza il commento musicale che trovo splendidamente originale, emozionante e ritmicamente in linea con le scene, come se la musica stessa volesse narrarci ciò che vediamo, senza parole, avvalendosi della profondità del linguaggio musicale, che delle parole non ha mai bisogno. Autori della colonna sonora: Harry Gregson-Williams e Matthew Herbert.

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Oggi brevemente vi propongo un video di Ludovico Einaudi e della sua performance alla Royal Albert Hall di Londra.

Einaudi è a mio parere un artista che si è sempre distinto per il suo atteggiamento umile e professionale proponendo uno stile unico rivolto non solo agli ascoltatori più esperti, non disdegnando, a partire dalla sua iniziale formazione classica,  d’inserire nelle sue composizioni elementi pop, elettronici e folk.

Qui trovate la trascrizione parziale dell’intervista e quella completa in radio.

Il brano “Divenire” è stato inserito nello spot per le Olimpiadi di Londra di quest’anno e lo trovo di una delicatezza unica, libera da ogni sovrastrutture, da ogni posa…..quando si è bravi e professionali non si dovrebbe aver bisogno di altro, se non del proprio talento…….

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Oramai tutti sommersi dalla furia tecnologica, si sa, facciamo davvero fatica a comprare i cd e questo non è certo motivo d’orgoglio. Chiaramente non approfondirò in questo contesto questo aspetto, legato spesso anche ai costi, alla crisi e via dicendo.

Ma, fortunatamente, una soluzione c’è, per lo meno per iniziarci all’ascolto della musica. Vi sono molteplici canali sul web che propongono ascolti di musica catalogati per genere: le webradio.

Ecco solo alcune proproste, incentrate sulla musica classica, che io stessa utilizzo:

RADIO3 (ma solo se avete installato media player) che propone vari programmi culturali. Specificatamente di musica, vi segnalo “La Barcaccia” (sulla lirica) e Classicaradio, di cui vi lascio il link:

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-61ab4215-547b-4563-8b1f-8932531e5469.html

– BAYERN 4 KLASSIK, direttamente da Monaco di Baviera:

http://www.br.de/radio/br-klassik/index.html

GROOVESHARK con un elenco di generi, non solo classica:

http://grooveshark.com/#!/genres

BBC3 che ha diversi programmi di musica compresi di interviste ed approfondimenti e news ad intervallarli (ottimo modo per tenersi in esercizio anche con l’inglese):

http://www.bbc.co.uk/radio3/

RADIO SVIZZERA CLASSICA: http://www.radiosvizzeraclassica.ch/it

RADIO MOZART che offre un’ ulteriore elenco di radio per genere (barocca, ambient, sinfonica..):

http://www.radionomy.com/en/radio/radio-mozart#!/en/style/Classic/Classic

– CEU MEDIEVAL RADIO, una radio ungherese no-profit creata dall’Università di Budapest che propone musica datata non oltre il 1700, non solo medievale:

http://www.medievalstudies.ceu.hu/radio

Ma se ancora non avete abbastanza, ecco un elencone di radio europee dal quale attingere:

http://classicalwebcast.com/europe.htm

Buona caccia e buon ascolto!

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Vi propongo oggi l’ascolto e analisi del preludio e fuga in do diesis minore eseguita da Konstantin Semilakovs.
Nella stessa tonalità del Chiaro di luna di Beethoven, raramente utilizzata da Bach, il preludio fa da introduzione alla successiva fuga con la sua espressiva cantabilità. Ha uno stile di “ricercare“. Non ha una polifonia rigorosa, sembra quasi un’invenzione e si estende, attraverso progressioni, in un unico respiro fino alla battuta 15, quando finisce la prima parte e inizia la seconda. Nella prima parte c’è il tema (tonica-dominante) e la sua risposta armonicamente speculare (dominante-tonica). Mentre nella seconda, alla dominante della tonalità iniziale (sol diesis minore), il tema e la sua risposta sono rafforzati e maggiormente mescolati tra loro con un punto di maggiore espressività alla battuta 25 (la nota si diesis) ed una cadenza d’inganno (V-VI, anziché come ci si aspetterebbe V-I). Curiosità: se volte approfondire la cadenza d’inganno sarà molto divertente guardarsi la spiegazione di Alessandro Baricco a questo link:
Spesso la cadenza d’inganno permette all’ascoltatore di sorprendere ed al compositore di aggiungere una frase in più. in questo caso a battuta 35 e 36 c’è un richiamo al tema della fuga.
Bach Digital
La fuga ha invece ben 5 voci e 3 soggetti, anche questa un’eccezione tra le fughe del primo libro, poiché tale complessa polifonia era di solito peculiare delle grandi opere di musica sacra. In molti hanno cercato di capire se i 3 soggetti abbiano carattere proprio oppure siano da intendere come 1 soggetto tematico importante e due controssoggetti. Ma, a mio avviso, sembra che i tre temi (soggetti) siano ben distinti e ben diversi tra loro da averne il tipico carattere e da non potersi considerare di minore importanza rispetto al primo soggetto. Il secondo soggetto entra alla battuta 35 ed il terzo alla 49.  Non mi dilungo sulle entrate delle varie voci che nell’edizione Ricordi (il cui revisore è Tagliapietra) sono ben segnalate e devono ovviamente essere evidenziate musicalmente.
Scegliendo un tempo al metronomo di non più di 60 alla minima, è utile evidenziare bene il carattere di ogni soggetto: marziale quasi funereo il primo, più concitato e rapido il secondo,  più incisivo  il terzo.
Per lo spartito, ecco il link:

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