Archive for the ‘Video’ Category

So che oggi mi dilungherò un po’ma non è stato davvero facile cogliere gli aspetti essenziali della storia di questo amato strumento. Spero di esserci riuscita discretamente.

Il pianoforte è della famiglia dei cordofoni ed è a corde percosse. Le sue origini sono da ricercarsi in due strumenti antichi quali il monocordo ed il salterio (dal quale deriva il dulcimer).

PITAGORA_MONOCORDO

Il monocordo, inventato da Pitagora in Grecia nel VI a.c., aveva una sola corda tesa tra due ponticelli sopra una cassa di risonanza e avente un terzo ponticello mobile per ottenere vari suoni da altezza diversa.

Salterio o Cítara

Il salterio fu invece ideato nel 300 a.c. e si trattava essenzialmente di uno strumento a più corde suonate attraverso delle bacchette di legno. Il più diffuso e noto è il salterio a percussione (chiamato cymbalom in Ungheria, tympanon, santouri in Grecia o hackbett in Germania) dove le corde sono percosse da martelletti ricoperti di stoppa o cuoio all’estremità.

fortepiano

Il pianoforte ha il suo immediato predecessore nel “fortepiano”, la cui invenzione si deve al padovano Bartolomeo Cristofori (1655-1731), costruttore di clavicembali che nel 1709 lavorava presso la corte fiorentina come “conservatore degli strumenti musicali”.

BartolomeoCristofori

Molti studiosi rinvengono le origini del fortepiano non tanto nel clavicembalo o clavicordo, come frequentemente si usa sentir dire, quanto in un dulcimer che era munito di tasti e di cui lo stesso Cristofori ne aveva ideato un prototipo chiamato “arpicembalo” tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento.

arpicwebalo_bartolomeo-cristofori

All’ epoca della sua invenzione, intorno al 1722, era esattamente definito come “gravicembalo col piano e col forte” e vantava un’estensione di 4 ottave (la metà di oggi), più di tutti gli strumenti conosciuti all’epoca. Già nel 1717 C. G. Schroeter aveva presentato alla corte di Sassonia un clavicembalo a martelli prendendo l’idea non tanto dal Cristofori quanto dal “Pantaleon”, strumento di moda nel Settecento, che prende il nome dal suo costruttore Pantaleon Hebenstreit, e che si presentava come una enorme cetra con oltre 200 corde suonate con delle mazzuole simili a martelletti.

Nel cenacolo culturale del Duca fiorentino si era discusso a lungo sull’opportunità di dare all’ arpicordo la possibilità di graduare il suono e fu proprio il Cristofori a riuscire ad inventare una meccanica in grado di farlo, sostituendo i salterelli del cembalo con dei martelletti e trovando il modo di farli scappare dalle corde, dopo averle percosse, abbastanza velocemente da non bloccarne la vibrazione e più rapidamente pronti ad un’ulteriore pressione.

I cembali a martelli di Cristofori avevano un’estensione di quattro ottave, quattro ottave e mezzo, due corde per ogni coro e avevano il registro dell’una corda, ma privi del meccanismo per alzare tutti gli smorzi assieme (in pratica, non avevano alcun tipo di pedale di risonanza).

mecc_cristofori

Il corpo sonoro, d’altronde, era lo stesso del cembalo e dell’arpicordo, perciò il suono prodotto risultato essere molto simile al suo. Va poi detto che per i primi tempi il pianoforte fu considerato solo un tipo particolare di cembalo, non tanto diverso, dunque, da quelli trasversali come la spinetta, il pianoforte da tavolo e il clavicordo.

A fare la differenza, ottenendone uno strumento regolabile nell’intensità, fu l’invenzione dello scappamento in cui il martelletto viene liberato dal suo sostegno prima di percuotere la corda così da poter vibrare in libertà finchè il tasto veniva tenuto premuto. Nonostante l’ancora arcaica meccanica del Cristofori, la struttura della sua invenzione prevedeva tre leve (tasto, cavalletto e martello) rendendola piuttosto simile ad un pianoforte a code dei nostri giorni.

Tale meccanismo fu reso noto grazie all’articolo del veronese Scipione Maffei pubblicato sul “Giornale dei Letterati” di Venezia nel 1711 e nel 1719, ed in seguito tradotto sulla rivista tedesca “Critica Musica” nel 1725.

Ebbe immediata diffusione grazie anche agli allievi del Cristofori, fra i quali spicca Giovanni Ferrini che ne costruì una esatta copia da donare alla regina Barbara di Breganza di Spagna, mecenate di Domenico Scarlatti (1685-1757).

ferrini_pianoforte

Probabilmente fu la descrizione nell’articolo del Maffei a dare il via alla costruzione dei primi pianoforti tedeschi ad opera di Gottfried Silbermann (1683-1753) e dei suoi allievi Friederici e Zumpe.

mecc-silbermann

Intorno al 1726 Silbermann ebbe fra i suoi estimatori e clienti Federico II di Prussia i cui pianoforti furono suonati in un paio di occasioni da Johann Sebastian Bach che si espresse con parere negativo nei confronti della nuova meccanica trovandola difettosa, salvo poi cambiare idea nel 1747 (questo strumento si trova ancora nel Palazzo di San-Souci a Postdam).

schloss_sanssouci_musikzimmer

In effetti la nuova meccanica era ancora in fase embrionale e non potè dirsi compiuta che nel periodo 1773-1788 grazie al “visionario” John Broadwood.

Nel frattempo, già dal 1732 cominciò ad essere scritta musica per pianoforte, ne è un esempio Ludovico Giustini con le sue “12 Sonate op.1 da cimbalo di piano e forte detto volgarmente di martelletti”. Ad uso domestico, essendo I primi pianoforti più grandi ed ingombranti rispetto ai clavicembali.

Tornando invece all’ ambiente austro-ungarico, a causa della guerra dei sette anni (1756-1763), molti dei costruttori migrarono nella Germania meridionale e in Inghilterra, tra questi vi fu Johann Andreas Stein (1728-1792) che stabilì la sua fabbrica ad Augusta. Intorno al 1751 i suoi pianoforti erano dotati di una meccanica opposta a quella del Cristofori, detta Prellmechanik (a rimbalzo) o meccanica viennese, dove lo scappamento privato della seconda leva e dello spingitore e collegando il martello direttamente al tasto.

Wolfgang-amadeus-mozart_1

Lo stesso Mozart, di strada ad Augusta sulla via di Parigi, espresse grande entusiasmo per il nuovo strumento e per la meccanica a scappamento mentre Czerny, riferendosi ad un commento di Beethoven, racconterà di come Mozart era abituato a suonare alla “vecchia maniera” cioè tutto staccato proprio a causa della mancanza del suddetto meccanismo di scappamento nella consuetudine, subito dopo la percussione, di allontanare rapidamente il dito dal tasto per aiutare il martelletto al ritorno in sede.

Verso fine Settecento, lo stesso Stein si trasferì a Vienna. Sui suoi pianoforti suonarono Mozart, Beethoven, Haydn, Clementi, Cramer e Dussek e fu da quel momento che il pianoforte viennese, dalla tastiera leggera ed il suono brillante e cristallino, cominciò a contrapporsi a quello francese e inglese più robusto e con un suono più scuro e pieno.

Come già accennato, nel 1761 John Broadwood (nella bottega a Londra del cembalaro Schudi), allievo di Silbermann, così come Johannes Zumpe (1726-1791), perfezionò ulteriormente il meccanismo aggiungendo i pedali e introducendo un ponte separato per le corde gravi. A lui, inoltre si deve il “Venezian swell” (crescendo veneziano), l’invenzione di una copertura della cassa armonica ad apertura e chiusura graduale che consentiva di creare un effetto di crescendo e diminuendo.

pianoforte_a_tavolo

Nello stesso periodo sono datati altri tentativi di costruire pianoforti più maneggevoli, economici e pratici come il pianoforte verticale detto “piramidale” (1739) di Domenico Del Mela e il pianoforte “a tavolo” (1758) di Christian Ernst Friederici poi perfezionato da Zumpe. Fu proprio su uno di questi modelli che nel 1768 si esibì Johan Christian Bach, figlio minore di Johann Sebastian. Grazie a queste innovazioni ed alla più favorevole congiuntura economica, a Londra a fine Settecento esistevano quasi 500 ditte costruttrici di pianoforti.

Nel 1781 Broadwood cominciò anche a costruire pianoforti a coda, strumenti non solo di dimensioni più grandi ma dalla meccanica più pesante e di conseguenza più fragile a causa dell’ enorme pressione esercitata sulle corde. Fu allora assolutamente necessaria l’introduzione degli elementi metallici. Anche l’alsaziano Sébastien Érard (1751-1831), cembalaro favorito della regina Maria Antonietta, sfuggito alla Rivoluzione francese, si stabilì a Londra nel 1792, aprì un proprio laboratorio perfezionando un proprio progetto di pianoforte a coda sul modello di quello britannico di Zumpe e, studiando i modelli di Broadwood, inventò il doppio scappamento.

mecc-erard

A contrapporsi alla casa Érard, nacque nel 1807 il laboratorio dell’austriaco Ignaz Pleyel (1757-1831). Nella prima metà dell’Ottocento si delinearono così due fazioni di musicisti: quelli che preferivano il suono robusto e brillante dei pianoforti di Érard (Liszt, Thalberg, Dussek, Beethoven, Fauré) e gli estimatori del più intimo ed immediato Pleyel (Mocheles, Chopin, Debussy, Ravel, Grieg, De Falla, Franck) che mantenne la meccanica inglese.

Altre innovazioni si successero nel XIX secolo.

Nel 1825, Alpheus Babcock (1785-1842) brevettò il primo pancone metallico in ferro fuso applicato ad un pianoforte orizzontale per ottenerne un volume più forte.

Del 1826, invece, l’idea di Henry Pape (1789-1875) d’inserire del feltro tra il legno dei martelletti e la loro coperura in pelle e la sovracordatura poi brevettata da Stenway nel 1859.

Nel 1843 l’americano Jonas Chickering (1798-1853), invece, ideò l’intero perimetro in metallo per un piano a coda a Boston.

Siamo ormai in pieno Ottocento e le nuove industrie statunitense e tedesca spadroneggiano acquisendo tutti i maggiori brevetti. È questo il periodo delle più celebri e grandi fabbriche di pianoforti: Baldwin, Chickering, Stenway & Sons negli Stati Uniti, Ibach, Steinweg, Bosendorfer, Blüthner e Bechstein in Germania.

In Italia l’ultimo grande produttore fu Cesare Augusto Tallone (1895-1982), accordatore ufficiale presso il Vittoriale di D’Annunzio e consulente ufficiale della Yamaha in Giappone, sui pianoforti suonarono Michelangeli, Cortot, Fischer e Toscanini.

Alle soglie del XX secolo molti compositori, grazie alle nuove possibilità date dallo strumento, sperimentarono numerosi e diversi modi di utilizzarlo tra i quali quello proposto da Erik Satie per La Piège de la Méduse del 1914 in cui indicava d’inserire pezzi di carta tra le corde per realizzare un suono originale. Lo stesso si dica per John Cage che sperimentò di legare vari tipi di oggetti alle corde (da carta a bottiglie o chiodi).

In pieno secolo fu il brevettato telaio in ghisa e l’incordatura incrociata a consolidare la produzione e la fama della ditta Stenway & Sons che divenne la maggiore produttrice mondiale di pianoforti.

A breve, nella sezione “materiali” troverete moltissimi altri aspetti dedicati alla tecnica, alla storia ed alla manutenzione del pianoforte.

A presto!

Read Full Post »

Che l’ispirazione sia qualcosa d’interiore, libera da qualsiasi influenza e stimolo esterni, lo si sa per certo. E’ senza dubbio innegabile però che possa essere agevolata da un ambiente suggestivo. Ecco perchè viaggiare è indispensabile per tutti, artisti e non. Da grande consumatrice di Geo, il magazine mensile di viaggi (“uno sguardo diverso sul mondo”, come recita il titolo), non poteva sfuggirmi l’articolo su Stonehenge: pare che da una recente ricerca inglese alcune delle pietre che lo compongono, le cosìddette Pietre Blu, possano risuonare come campane se percosse da un martelletto, diffondendo nell’ambiente circostante una particolare energia vitale (Qi).

stonehenge

Chissà quanti compositori hanno mille volte sognato di piazzarsi lì sull’erba a pochi metri dal complesso neolitico con tanto di postazione elettronica, tastiere, pc e amplificatori…chissà cosa ne verrebbe fuori in termini di composizione ispirata…

Sta di fatto che, nel mio piccolo, le migliori composizioni sono giunte a me seduta su una scrivania in una fumosa e disordinata mansarda che di magico e poetico poco e niente aveva.

Ed è Nils Frahm che mi viene in mente oggi.

Stavolta non starò qui ad elencare (poiché ci sono i vari wikipedia e ondarock, se vi va di approfondire) la biografia o le opere di questo artista berlinese davvero singolare che fonde minimalismo ed elettronica in maniera così equilibrata e delicata con atteggiamento umile ed appassionato come pochi ormai.

Nils Frahm con la sua “Over there, it’s raining” è stata una gradevolissima sorpresa nel quotidiano di una giornata qualunque mentre ascoltavo BBC6, stanca non poco della trita e ritrita playlist di Radio2. Mooolto ispirante, inutile dire.

Ma a voler cercare altri suoi brani c’è solo che l’imbarazzo della scelta. Io ve ne propongo oggi due in particolare.

Il primo è un live tenutosi a Parigi:

L’altro è esattamente il brano sentito alla BBC6, “Over there, it’s raining”

Se possa essere ritenuto il nuovo Philipp Glass è opinabile, credo però che ascoltarlo ne valga davvero la pena.

Read Full Post »

Altri video del recital 2012 su youtube!

Sara di Benedetto:

Francesca Menallo:

Read Full Post »

Notizia purtoppo tristissima di oggi: si è spento a 74 anni Ray Manzarek, dopo una lunga e logorante battagflia contro il cancro, il tastierista dei Doors ed alter ego di Jim Morrison….a tre giorni di distanza dalla programmazione di uno stupendo documentario su sky arte (tratto dalla serie “Classic Albums) dedicato a “The Doors”, l’album d’esordio dell’omonima band dal quale sono usciti brani come “Break on through to the other side“, “End of the night“,”Alabama song“, “Light my fire” e la magica “The End” (il video linkato è tratto da “Live at the Bowl”, 1968 Hollywood).

ray-manzarek

Proprio in questo documentario avevo avuto il piacere di ammirare lo stile di Ray Manzarek che riproponeva live alla tastiera alcune tra le più leggendarie canzoni dei Doors mescolate al racconto della loro creazione.

Molti lo hanno definito l’ “anima” dei Doors, il deus ex-machina, per così dire e credo proprio a ragione poiché la band riuscì, dopo svariati falliti tentativi di ricerca,  a rinunciare al bassista in quanto lo stile di Manzarek si basava sul suonare la linea di basso con la sinistra attraverso un Rhodes Piano Bass appoggiato al Vox Continental sul quale suonare le lineee melodiche con la destra, regalando così quell’inconfondibile suono psichedelico tipico della band.

Eccovi il mio brano preferito, “Riders on the Storm”:

E qui uno curioso video sulle prime lezioni di pianoforte di Manzarek bambino:

Non importa se siate pianisti professionisti o dilettanti, nemmeno se preferiate un genere più classico piuttosto che un altro, vi sarà impossibile, per crescere come pianisti e musicisti, non avvicinarvi alla loro musica, la vita è troppo breve per perdersi questa esperienza…

Read Full Post »

“Play me, I’m yours”, letteralmente “Suonami, sono tuo”, ideata da Luke Jerram, è una serie d’installazioni di pianoforti, per l’esattezza 700, collocati in 35 città in tutto il globo, da New York a Londra, disponibili all’utilizzo di chiunque voglia suonare, eccone un esempio nella metropolitana di St. Pancreas a Londra:

L’idea, dice Jerram, gli è venuta dalla frequentazione delle lavanderie a gettoni dove notò che la gente non comunicava mai pur vedendosi spesso e si rese conto che in una città, ancor più se metropoli, si vengono a creare delle microcomunità dove la gente trascorre ore insieme in silenzio senza mai conoscersi.

Per risolvere il problema ecco allora la presenza di un pianoforte che funge da elemento catalizzatore in grado di cambiare le dinamiche sociali e di spingere le persone al dialogo.

L’iniziativa è partita nel 2008 a Birmingham e San Paulo e quest’anno toccherà città quali Cleveland, Monaco, Boston, per altre info ecco il link: http://www.streetpianos.com/

Attendo speranzosa l’arrivo anche qui in Italia!

Read Full Post »

L’anno 2013 ci riserva l’ennesimo anniversario dopo quelli più noti  di Verdi e di Wagner (entrambi bicentenari dalla loro nascita).

Mi riferisco a Sergej Prokofiev , morto il 5 marzo di 60 anni fa e autore di “Pierino il lupo”, per voce recitante ed orchestra, scritta nel 1936 dopo il ritorno del compositore in Unione Sovietica (dopo anni di censura) su commissione del Teatro Centrale dei bambini di Mosca.

“Pierino e il lupo”, portata alla ribalta dal cortometraggio Disney del 1946, è una favola musicale in cui ogni personaggio della fiaba è caratterizzato da uno strumento che ne sottolinea le caratteristiche, gli umori e le azioni, dando così la possibilità ai ragazzi di prendere confidenza con il suono di alcuni tra gli strumenti dell’ orchestra (archi, flauto, oboe, clarinetto, fagotto, corni, legni, timpani).

Molti teatri si sono cimentati nella messa in scena e nell’esecuzione dell’opera attraverso anche la partecipazione di personaggi illustri nel ruolo della voce recitante, Benigni e Dario Fo, solo per citarne due.

La versione non edulcorata e più fuori dagli schemi che potete trovare è quella del 2006, regista Suzie Templeton e realizzata in stop motion:

Read Full Post »

Oggi vi segnalo un’ animazione in stile RSA che narra ben 50.000 anni di storia della musica il cui autore spagnolo è Pablo Morales de los Rios.

Una meraviglia assoluta da guardare ed ascoltare!

Read Full Post »

A partire da una delle ballate che ha riscosso maggiore successo l’anno scorso, “Someone like you” di Adele, ecco un interessante articolo sul perché determinati brani muovano le nostre emozioni più di altri.

Sembra che oltre alla timbrica particolare di Adele ricca di colori e sfumature, vi siano ragioni di grammatica musicale, come l’uso di appoggiature cioè note anticipate, in questo caso discendenti, che si appoggiano sulla nota principale di una frase musicale.

Certe note vengono poi ripetute seguendo un andamento altalenante e creando così momenti di tensione e di distensione.

Non parliamo poi dello slancio in acuto del ritornello che risulta essere il picco massimo emotivo poiché proviene da una strofa di carattere intimo.

Anche il testo, parole tratte dal colloquiale, come una sorta di confessione-dialogo, gioca ovviamente un ruolo importante.

Lo studio più approfondito in merito lo ha condotto lo psicologo John Sloboda, ben 20 anni fa.

http://pom.sagepub.com/content/19/2/110.abstract

Mentre di esempi in musica classica ce ne sono a migliaia, nell’articolo del Wall Street Journal ne vengono citati due:

Il TRIO N. 2 DI MENDELSSOHN

L’ADAGIO PER ARCHI DI BARBER

Un altro articolo sul genere da leggere è questo, relativo all’emozione che traiamo in generale dalla musica:

http://news.discovery.com/human/psychology/music-dopamine-happiness-brain-110110.htm

 

Read Full Post »

Isaac Albeniz (1860-1909 è un autore certamente poco conosciuto a chi non ascolta musica classica per pianoforte ma che sorprende per la sua raffinatezza.

Tratto dalla suite España, op. 165 (della quale trovate lo spartito qui), ecco la mia interpretazione del Tango in re:

Mi ha divertito molto leggere di alcuni aspetti della sua personalità che non conoscevo: ribelle e insofferente alle regole, grande adulatore di donne, grande concertista ma conosciuto anche per il suo carattere generoso e bonario nonchè giocherellone (celebri le sue gags in pubblico quali suonare girato di schiena o con le mani coperte da un lenzuolo!)

albeniz

Come Manuel De Falla e Enrique Granados ebbe il merito di aver affermato la musica spagnola slegandola da ogni influenza straniera esaltandone il carattere folkloristico ricco di vitalità ritmica e lirismo.

Allievo e ammiratore di Franz Liszt, dopo varie peripezie  e concerti in America,  si stabilì con la moglie e i figli a Parigi dove entrò nella cerchia di altri celebri composiori quali Debussy, Fauré e Dukas e divenne famoso come pianista, insegnante e compositore.

Esercitò la sua influenzà su Debussy, Faurè, Ravel, Messiaen, Poulenc ed il drammaturgo e poeta spagnolo Federico Garcìa Lorca ne scrisse l’epitaffio sulla tomba dove Albeniz è sepolto a Barcellona:

Questa pietra che vediamo eretta
sopra erbe di morte e fango oscuro
vigila lira d’ombra, sole maturo,
urna di canto sola e rovesciata.
Dal sale di Cadice a Granada
che erige in acqua il suo muro perpetuo,
su cavallo andaluso d’accento duro
la tua ombra geme nella luce dorata.
O dolce morte della piccola mano!
O musica e bontà intrecciate!
O pupilla di falco, cuor sano!
Dorme cielo infinito, neve tesa.
Sogna inverno di luce, grigia estate.
Dormi nell’oblio della tua vecchia vita!
[HO PAURA DI PERDERE LA MERAVIGLIA]
Ho paura di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e l’accento
che di notte mi mette sulla guancia
la rosa solitaria del tuo alito.
Mi addolora star su questa riva
tronco senza rami; ma ciò che piú m’addolora
è non aver fiore, polpa o terra,
per il verme della mia sofferenza.
Se tu sei il mio tesoro occulto,
se sei la mia croce e il mio dolor bagnato,
se sono il cane del tuo dominio,
non lasciarmi perdere ciò che ho guadagnato
e inghirlanda le acque del tuo fiume
con foglie del mio autunno perduto.

Read Full Post »

stumenti antichiLe videolezioni talvolta sono più utili di molti libri, soprattutto quando si ha poco tempo e si devono ripassare velocemente i concetti: lunedì tenterò di cimentarmi nel test preliminare per l’ingresso al biennio abilitante che prevede un “unico” posto per docente di pianoforte….le probabilità statistiche che io lo superi sono scarsissime ma la prendo come un’occasione per rivedere la mia preparazione teorica e pratica, come è giusto che ogni docente periodicamente svolga. Dico “ripassare” i concetti perchè oltre a questo fantasmagorico test dalle speranze quasi nulle, nel mio percorso di studi ho già avuto modo di superare brillantemente per ben  3 volte esami riguardanti la storia della musica….ma, si sa, gli esami non finiscono mai quanto la ricerca della stabilità e per noi docenti è una consueta e ben nota situazione.

Tornando al tema dell’articolo, ho scovato da tempo queste videolezioni di Onorio Zaralli e del Centro Studi Multimediali “Il Ninfeo”:

http://www.youtube.com/user/ilninfeo?feature=watch 

Inizialmente mi metto ad ascoltare un video, poi lo riascolto annotando le cose più importanti, infine creo, su uno dei miei quadernetti, una panoramica generale del tema (es. il Rinascimento, oppure il Barocco…). Completo alla fine con l’ascolto (evviva youtube!) di brani citati negli appunti e nelle videolezioni che servano per fissare le idee e chiarire meglio gli aspetti teorici e i caratteri di certe forme musicali (es. mottetti, oratori, madrigali, sonate, suite, sinfonie…).

Altro materiale didattico musicale lo potete trovare nel sito personale di Onorio Zaralli:

http://www.onoriozaralli.it/

Read Full Post »

Vi segnalo oggi un canale presente sul digitale terrestre molto interessante che ho scavato praticamente per caso (grazie serendipity!) e, in quanto canale interattivo, tramite youtube. Il canale si chiama ABC e contiene format dalle tematiche più disparate: viaggi, cucina, tg europa, istituzioni, make-up, moda, tecnologia, yoga, fitness, arte e…..musica!

Braque

Vi sono ben due format a questo proposito: Tutti d’Accordo e Oltre Musica.

In Tutti d’Accordo, presentato dalla violinista Nancy Squitieri, si esplorano i vari strumenti musicali (pianoforte, clavicembalo, voce, violoncello, viola, arpa, oboe, sax, fagotto, corno inglese, flauto traverso) attraverso il racconto della loro storia, delle loro caratteristiche e del loro funzionamento con l’aiuto di un ospite musicista in studio. Non mancano approfondimenti su due formazioni cameristiche quali duo pianoforte e violoncello e trio jazz.

In Oltre Musica invece troviamo quattro interviste con artisti celebri (molto simpatica quella con Stefano Bollani).

Read Full Post »

Per trascorrere un sereno periodo natalizio vi regalo oggi due video:

il primo (come il seguente, scovato in Vimeo, contenitore infinito di emozioni) riguarda l’importanza della musica nella nostra vita:

La musique nous rapproche

Il secondo, tramite il brevissimo racconto del suo proprietario, esplora la bottega di pianoforti più antica di Parigi:

La mer de piano

Oltre ad augurarvi una buona visione, non posso che auspicarvi anche un Natale di grande serenità e un 2013 ricco di stimoli creativi e giornate fruttuose all’insegna della musica, dell’arte e di tanta pace,

a presto!

Read Full Post »

Vi consiglio oggi questo film che molti di voi avranno probabilmente già visto. Del 2002, con la regia di Roman Polanski e con un attore protagonista quale il talentuoso e singolare Adrien Brody (che tra l’altro vinse l’Oscar per questa interpretazione), non mi dilungherò sulla trama, anche per mancanza di tempo purtroppo, che è tratta da un romanzo autobiografico di Wladislaw Szpilman, compositore e pianista polacco, ma vi esorto caldamente a vederlo come il racconto di una grande passione, quella per la musica, il cui valore s’innalza nei momenti più difficili della vita di ognuno di noi, come fu per il protagonista del film.

Vi lascio con il trailer italiano e buona visione

Read Full Post »

Havasi Balász, giovane promessa pianistica di origine ungherese che dopo aver dedicato una vita intera allo studio del pianoforte ha iniziato a comporre musica propria seguendo il suo personalissimo stile (indubbiamente influenzato da melodie e ritmi tipicamente balcanici) ed il suo grande successo quale pianista più veloce al mondo (esattamente 498 tasti al minuto!), anche se il suo talento musicale è indubbio, al di là della mera velocità ginnica delle sue dita.

Nel 2007 è avvenuto il vero esordio, grazie anche alla fondazione del suo trio “The Unbending Trees” (Gli Alberi Inflessibili). Oltre che in Ungheria, il trio ha avuto successo principalmente nel Regno Unito. Eccone un video:

http://youtu.be/Kk5itF5YHvw

Read Full Post »

E’ il titolo di un cortometraggio la cui produzione esecutiva è stata affidata a Ridley Scott con la regia di Kevin Macdonald, ma le cui scene sono il frutto di un  esperimento cinematografico globale nato da un annuncio su youtube che invitava gli utenti a filmare una “giornata tipo”della loro esistenza, esattamente il 24 luglio del 2011. Il risultato è stato quello di selezionare ben 4.500 ore di filmati provenienti da ben 80.000 iscritti di 140 paesi. Il video è disponibile gratuitamente su youtube:

http://www.youtube.com/lifeinaday

Inutile dire che è il primo Social Movie in assoluto (nel senso non solo di tema sociale ma anche di partecipazione collettiva) e che per l’efficace realizzazione ha vinto premi al Sundance Film Festival e al Silverdocs Documentary Festival (oltre alla proiezione nel corso del Festival internazionale del cinema di Berlino nel 2011).

Senza dubbio si tratta di un documentario che fin dalle prime scene incuriosisce, spiazza, emoziona, a tratti inorridisce ma tutto questo non sarebbe stato lo stesso senza il commento musicale che trovo splendidamente originale, emozionante e ritmicamente in linea con le scene, come se la musica stessa volesse narrarci ciò che vediamo, senza parole, avvalendosi della profondità del linguaggio musicale, che delle parole non ha mai bisogno. Autori della colonna sonora: Harry Gregson-Williams e Matthew Herbert.

Read Full Post »

Older Posts »