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Ho già trattato della pianificazione del tempo che si dovrebbe dedicare allo studio del pianoforte,  rivolgendomi soprattutto agli allievi più piccoli ed hai genitori che hanno un ruolo essenziale per i primi anni (ma anche per i successivi, e lo dico per esperienza!).

Ora veniamo al tema delicato del “come” si studia, cioè in che maniera ci si “può” approcciare allo studio di un nuovo brano.

Dico ci si “può” perché non ho nessuna pretesa d’indicare una panacea valida per tutti i brani, in quanto ogni composizione presenta le sue difficoltà (tecniche, espressive, ritmiche…) ed i suoi rischi.

A mio parere, all’inizio il lavoro iniziale si può anche fare senza toccare la tastiera.

Io, per esempio, lavorando con gli allievi a lezione, faccio inizialmente ascoltare il brano, magari anche in diverse interpretazioni. oggi gli allievi hanno una grande fortuna di avere youtube, oltre ai tradizionali cd, allora perchè non sfruttrare intelligentemente queste risorse? (presto fatto! Mi sono dotata di portatile piazzandolo accanto al pianoforte)

Insieme si analizza il brano cercando di notare le frasi, le parti simili o differenti, la verticalità (presenza di accordi) o orizzontalità (parti melodiche o arpeggi…), quelle più semplici e quelle più complesse, le sezioni in cui la velocità cambia o la ritmica subisce delle variazioni, le dinamiche etc…è sempre meglio avere già in partenza un’idea del brano, della direzione che vogliamo dare alla nostra esecuzione poi chiaramente, col tempo, assestare il tiro con piccoli cambiamenti utili.

Si arriva poi a suonare a mani separate tutto molto lentamente, talvolta cambiando la spartizione delle note tra le due mani, può sicuramente essere funzionale in alcuni passaggi ma dev’essere davvero necessaria altrimenti si esegue così com’è scritto.

Mentre si suona a mani separate stabilisco già le diteggiature (l’ “arte della diteggiatura” come la chiama Michele Campanella, idea già di Vincenzo Vitale e di tutta la scuola napoletana). Esse sono essenziali per la comodità di presa delle mani, facendovi altresì notare che le diteggiature comode per me non necessariamente lo sono per i miei allievi e che bisogna, quindi, fissarle in base al tipo di mano ed alla velocità del passaggio.

L’obiettivo è di rendere la posizione di entrambe le mani il più naturale possibile affinché il tutto diventi automatizzato.

Estremamente d’obbligo tener conto del fraseggio per dare senso alle frasi, all’intenzione del compositore e all’interpretazione.

Infine si suonerà a mani unite ma, sempre lentamente: il metronomo, a questo punto, è d’obbligo, anzi, usarlo già a mani separate sarebbe già un passo in avanti.

In base all’andamento segnato nel brano, il metronomo va poi velocizzato gradualmente (a velocità progressiva!) ripetendo il brano 2 o 3 volte per ogni tacca e meglio ancora se questo lavoro viene fatto sezionando il brano stesso e suddividendo il lavoro per più giorni così da assimilarlo un po’ per volta.

All’ inizio è bene suonare tutto senza dinamiche e senza pedale, solo una volta assimilate le note si passerà a questi aspetti interpretativi.

Se ancora certi passaggi non vengono, allora si può vedere di focalizzare lo studio solo sulle parti difficili con l’uso delle varianti ritmiche, con arpeggi presi ad accordo, con lo studio al contrario delle battute (dall’ultima alla prima della sezione difficile) sia a mani separate che unite, con un’esecuzione molto articolata e lenta, per le terzine spostando di volta in volta gli accenti etc….

Nota non meno importante, se iniziate un lavoro di velocità fatelo dopo esservi ben riscaldati con esercizi che ricordino i passaggi del brano (se ci sono scale e arpeggi perché non riscaldarsi proprio con quelle?), sempre partendo dalle mani separate e solo in seguito a mani unite. Evitate tendiniti come si eviterebbe la peste! Lo stesso Stephen Hough, pianista, didatta e giornalista, ne parla in uno dei suoi articoli pubblicati nel The Telegraph.

Magari in un prossimo articolo proverò ad illustrarvi qualche esempio per rendere meglio i concetti di oggi.

Ma di certo questo metodo collaudato da me e dai miei allievi dona stabilità al nostro apprendimento ed ha come necessità primaria un atteggiamento di calma, pazienza e costanza, correre non vi porterà da nessuna parte se non allo sconforto più totale!

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